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COMUNICATO RIVOLTO A TUTTI I COLLEGHI ODONTOIATRI

Cari Colleghi,

stiamo affrontando un periodo molto complesso, la situazione di grande criticità sanitaria e sociale venutasi a creare in seguito alla vertiginosa esplosione delle patologie causate dall’ultimo Coronavirus isolato, con la crisi del nostro Sistema Sanitario che non è attrezzato per rispondere ad una simile domanda di accessi e di assistenza ed è ormai prossimo al tracollo, impone scelte rapide ed anche coraggiose rispetto alla gestione della nostra attività libero professionale.

Chiariamo subito che a questo momento per decreto e per direttive regionali non sono state previste chiusure forzate degli studi privati odontoiatrici della Regione Lazio, quanto emanato riguarda le attività sanitarie pubbliche. Resta al singolo professionista la responsabilità della decisione se interrompere l’assistenza ai pazienti, proseguire nelle cure e nel caso come proseguire.

Come Organo sussidiario dello Stato (Ente di Diritto Pubblico - D.L.C.P.S. 13/9/1946 n. 233), che tra l’altro ha come obiettivo primario la salute del cittadino, non abbiamo il potere di imporre nulla e non possiamo andare oltre rispetto a quanto le attuali norme prevedono. Possiamo e vogliamo però stimolarvi ad una profonda riflessione che porti ad una decisione ponderata, con grande assunzione di responsabilità da parte di ognuno, consapevoli che va garantita la salute della popolazione, in primis dei pazienti e dei nostri collaboratori e anche la nostra e dei nostri cari, come ci ricorda l’Art. 1 del Codice di Deontologia Medica.

Se decidiamo di proseguire nella attività clinica dello studio dobbiamo aver ben chiaro che la elevata trasmissibilità del Covid-19, le gravi complicanze ad esso correlate, il rischio di sovraccaricare il SSN, ci impongono attenzioni e azioni supplementari rispetto a quelle che, anche per legge (D.Lgs. 81/08), comunemente e giornalmente applichiamo.

Sono stati proposti vari decaloghi comportamentali, dalla CAO Nazionale, dai vari Sindacati di categoria, da alcune Regioni, vediamo di riassumere i punti più significativi e realmente utili.

· Attuare un accurato triage telefonico nei confronti di ogni paziente programmato mirante ad appurare la presenza di qualsiasi sintomo da raffreddamento, febbre, congiuntivite, difficoltà respiratorie, eventuali recenti spostamenti o viaggi in zone a rischio, contatti con persone provenienti da zone a rischio, contatti con persone poste in quarantena o affette da Covid-19

· Gestione ottimale degli appuntamenti, in maniera da evitare la presenza di più persone contemporaneamente in sala d’attesa e in segreteria.

· Evitare la presenza di accompagnatori, se non in casi particolari.

· Minori accompagnati da una sola persona, che dovrà restare in sala d’attesa.

· Assicurare un adeguato ricambio di aria in sala di attesa.

· Rimuovere dalla sala di attesa riviste, opuscoli informativi e quant’altro può essere veicolo di contaminazione.

· Consegnare al paziente un contenitore monouso nel quale potrà inserire oggetti di sua proprietà come occhiali, telefono e portafogli.

· Predisporre dei dispenser di gel idroalcoolico ad uso dei pazienti in sala di attesa.

· Disinfettare frequentemente con adeguati presidi (ipoclorito allo 0,1%, alcool etilico a 70°) maniglie, banconi, piani di appoggio, pulsantiere, terminali POS e tutto quello che viene toccato dal paziente.

· Disinfettare l’impianto di climatizzazione con idoneo presidio più volte durante la giornata.

· Predisporre solo lo strumentario ed i materiali strettamente necessari alla terapia programmata.

· Utilizzare guaine monouso per gli strumenti ed i cordoni.

· Rivestire con apposite pellicole maniglie, tastiere o comandi.

· Lavaggio chirurgico delle mani prima e dopo l’uso dei guanti.

· Fare sciacquare il paziente con collutori non diluiti contenenti iodopovidone al 0.2-1% o cetilpiridiniocloruro allo 0,05-1%, acqua ossigenata all’1%, che la letteratura mostra efficaci nel ridurre di molto la carica batterica.

· Usare la diga di gomma, ove indicata, e la doppia aspirazione.

· Assicurare un adeguato ricambio di aria nella sala operativa, almeno tra un paziente e l’altro.

· Terminato il riordino attendere almeno mezz’ora prima di riutilizzare la sala operativa.

· Indossare sempre i DPI (camici monouso idrorepellenti, doppi guanti, copricapo in TNT, protezione oculari con coperture laterali e mascherine chirurgiche delle quali è documentata l’efficacia nel contenimento del rischio; utilizzare mascherine facciali filtranti FFP2 - efficacia filtrante pari al 92% - o FFP3 - efficacia filtrante pari al 98% -, certificate in conformità alla norma UNI EN 149, qualora ci si trovasse a contatto con pazienti di cui al primo punto.

· Tutti i DPI vanno utilizzati e manutenuti in modo corretto.

Una analisi più approfondita va fatta riguardo le mascherine.

Nel Decreto Legge 2 marzo 2020 “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 al Capo III, art. 34, punto 3 (disposizioni finalizzate a facilitare l’acquisizione di dispositivi di protezione e medicali), si dice “In relazione all’emergenza di cui al presente decreto, in coerenza con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche, quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari; sono utilizzabili anche mascherine prive del marchio CE previa valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.”

In un lavoro della American Dental Association (ADA), risalente ad aprile 2004, si evidenzia che gli strumenti e le procedure odontoiatriche producono contaminazione tramite aerosol.

La World Health Organization (WHO) analizzando più specificatamente il problema indica un distinguo tra le varie attività odontoiatriche che creano produzione di aerosol (Rational use of personal protective equipment for coronavirus disease 2019 - Covid-2019 - Interim guidance, 27 febbraio 2020), ed evidenzia che la gran parte delle procedure odontoiatriche produce aereosol contaminato con microorganismi patogeni e sangue.

Da questi lavori si evidenzia che per affrontare le procedure che generano aereosol contaminati occorrono mascherine FFP2 o FFP3, utilizzate con occhiali o schermi protettivi.

Volendo essere, come detto in premessa, di stimolo ad una coscienziosa, responsabile decisione, che comunque rimane soggettiva in quanto al momento, ripetiamo, non siamo sottoposti ad alcuna direttiva locale o nazionale in tal senso, evidenziamo che le prestazioni eseguibili in relativa tranquillità in questo momento sembrano essere solo le prestazioni che non portino alla produzione di aereosol (visite diagnostiche, controlli clinici con indagini radiologiche, estrazioni semplici, prestazioni protesiche che non prevedano la preparazione di monconi, alcune prestazioni di ortodonzia). Tutte le altre richiedono attenzioni supplementari, tra cui l’uso di idonei DPI, attualmente di difficile reperibilità.

Se abbiamo anche il minimo dubbio di non essere in grado di assicurare prestazioni in sicurezza, e in questa situazione la possibilità è reale, visto anche il senso delle norme fin qui emanate che tendono a ridurre gli spostamenti e i contatti interpersonali, coscientemente e coerentemente con il nostro essere medici, dovremmo decidere di interrompere temporaneamente l’attività clinica, assicurando comunque le terapie a carattere d’urgenza, le terapie non differibili e naturalmente la messa in sicurezza di quelle in corso.

La situazione, sia clinica che normativa, evolve molto rapidamente, cercheremo di informarvi sugli sviluppi e ci rendiamo naturalmente disponibili ad ogni chiarimento o supporto.

In allegato un breve vademecum che vi consigliamo di appendere in sala di attesa.

Cordiali e affettuosi saluti a tutti!

Il Presidente CAO

Mauro Rocchetti

 

document Allegato a comunicato Coronavirus (14 KB)